Sogno militare e
audace, stanotte.
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Il Mas 96 utilizzato per la Beffa di Buccari |
Sono un marinaio della marina militare italiana ed è il 1943.
Appartengo a quella marina che ha deciso di combattere con gli Alleati e quindi
di riconoscere l’armistizio dell’8 settembre (nei sogni si hanno spesso queste
consapevolezze di base, no?). Bene, proseguiamo. In una mattina di sole, tra
spruzzi di spuma, andiamo all’assalto su un Mas verso un’unità navale tedesca.
Poco conta che il Mas sia un tipo di imbarcazione militare usata nella prima guerra mondiale e NON nella seconda. Un'altra incongruenza onirica.
Ma andiamo avanti col racconto.
Col nostro Mas, accostiamo all'unità navale nemica e cominciamo a mitragliare all’impazzata, lanciando bombe di profondità.
I tedeschi
rispondono al fuoco, ma sembra che in nessuna delle due parti si lamentino
feriti o caduti.
Dopo un primo
passaggio, riaccostiamo all’unità nemica e riapriamo il fuoco. Anche qui nessun
ferito, da ambo le parti. Non ricordo se a sparare sia io personalmente, di
sicuro incito i miei a farlo.
E nel sogno ho una curiosa e bellissima sensazione di
invulnerabilità.
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I protagonisti della Beffa di Buccari |
Poi, sorpresa: i
marinai dell’unità nemica si schierano sul fianco della nave, tutti vestiti di
bianco, ci salutano militarmente e con accento teutonico esclamano: “Onore alla
Marina Italiana”.
A questo punto io
rispondo al saluto e rispondo, con voce rotta dall’emozione: “Onore alla marina
austriaca (dico proprio austriaca, non tedesca) e morte al tiranno Adolf
Hitler”.
Poi la mia unità
navale vira e cerca scampo. Ed io, commosso, abbraccio un mio commilitone ed
esclamo: “Anche questa è l’Italia!”.
Fin qui il sogno.
E ora qualche considerazione. Chi conosca un po’ i fatti della storia non può
non ravvisare qualche rassomiglianza del mio sogno con le vicende della Beffa
di Buccari. Il fatto curioso è che il nonno di una cugina di mia moglie – don
Raffaele Esposito, nativo di Agerola - era l’ultimo sopravvissuto di quei
marinai che - insieme a Luigi Rizzo, Gabriele d’Annunzio e Costanzo Ciano –
violarono le difese austriache affondando la corazzata Wien e danneggiando la
Budapest. Don Raffaele morì alle fine degli anni Ottanta, ebbe solenni
funerali, seguiti da numerosi inviati. Ogni volta che vado in visita dai
familiari di mia moglie ad Agerola, mi faccio mostrare i cimeli di quella
impresa: il libretto del Vate con la sua dedica autografa e il testo della
Canzone del Carnaro, dedicata all’impresa; vecchi ritagli di giornale;
fotografie. Ogni volta è un’emozione molto forte.
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