Un blog per non perdere la memoria dei miei sogni. Una Moleskine onirica. Perché i sogni NON finiscono all'alba.
giovedì 28 giugno 2012
domenica 26 giugno 2011
Ho incontrato mia madre e rivisto la mia vecchia casa
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| Portici anni '60: la palazzina bianca sulla destra, accanto alla villetta gialla e rossa, è la mia vecchia casa |
Questa notte, anzi questa mattina presto, ho sognato mia madre. Non accadeva da tempo. Come non mi accadeva da tempo di fare un sogno così articolato e così “onirico”. Andiamo per ordine.
Mi trovo nel corridoio di una Asl e sto facendo la posta a una funzionaria per avere da lei informazioni per un servizio giornalistico che devo realizzare.
La funzionaria passa (anzi, a ben pensarci, deve essere una dirigente, visto il codazzo di persone che la segue), io la avvicino, le chiedo qualcosa, lei mi liquida e mi dice di attendere, forse dopo mi riceverà.
Resto nel corridoio, ad attendere.
Nel corridoio c’è una scrivania a cui siede un’impiegata. Una signora di mezza età, sovrappeso, con occhiali e l’aria scostante. Per intenderci l’aria che spesso si ritrova in certi impiegati pubblici.
Sulla parete accanto alla scrivania c’è una bacheca con fondo in sughero, di quelle a cui si possono attaccare fogli e appunti con le punesse.
Mi avvicino per curiosare e – sorpresa! – trovo un paio di foto scattate nella mia vecchia casa di Portici. Nel sogno so perfettamente (come è accaduto nel dicembre del 2009) di essermi trasferito a Napoli e mi meraviglia trovare in una Asl immagini del mio privato. Le foto sono state scattate sul balcone e nella cucina della mia vecchia casa. Le foto sul balcone ritraggono tre ragazzi che non conosco (nel sogno immagino siano amici di mio fratello) e la balaustra del balcone, particolare curioso, è dipinta in giallo invece che in grigio scuro, come è realmente (chi dice che non si sogna a colori? Per inciso, il giallo è il mio colore preferito).
La cucina della mia vecchia casa, invece, era realmente tutta giocata sul bianco con tocchi di giallo: le maniglie dei mobili, l decori delle piastrelle, alcune suppellettili, persino la cinghia della tapparella era di gomma gialla.
E quei tocchi di giallo, nelle foto che vedo nel mio sogno, spiccano vividi e brillanti.
A questo punto chiedo alla signora scostante come sia venuta in possesso di quelle foto. La signora capisce che sono rimasto colpito e il suo atteggiamento, da scostante che era, si fa partecipe.
Ma a questo punto, cambio di scena: nel corridoio dell’ufficio si materializza mia madre, scomparsa nel 2005. Nel sogno io so che mia madre è scomparsa, ma la sua presenza non mi turba affatto, mi sembra normale. Mia madre nel sogno è sulla cinquantina, ben curata (come sempre), truccata e fresca di parrucchiere. Indossa un golfino a girocollo di cotone blu scuro, un tipo di capo che indossava spesso nella realtà. L’abbraccio e, di colpo, sulla scena del sogno irrompe un mio collega (ma non lavoriamo più insieme dal 1990) ed amico che ha perso la mamma di recente.
Nei giorni scorsi il collega (ed amico) ha ricordato la mamma in un post pubblicato su Fb, un post che mi ha colpito molto e che ho commentato solo con la parola “capisco”.
Ma torniamo al sogno.
Presento a mia madre il collega e le racconto del suo dolore per la recente perdita. Mia madre si fa partecipe del dolore del mio amico e gli dice qualcosa, che purtroppo non ricordo.
Poi, con l’affascinante incoerenza dei sogni, le foto in bacheca si animano, quasi come una schermata di YouTube sul monitor. Inizia un tour nella mia vecchia casa. Ma non è più la mia vecchia casa, lo capisco da un particolare: le porte sono diventate di legno scuro, mentre nella casa di Portici erano laccate di bianco, come usava negli anni Cinquanta. Il giro virtuale continua e anche la cucina cambia: è di legno scuro, con le luci sotto i pensili………..
A questo punto il sogno svanisce, non ho altri dettagli. Pochi secondi dopo sono sveglio e contento di ricordare quasi tutto quanto ho sognato.
E il mio blog si arricchisce di un altro post.
mercoledì 27 aprile 2011
Allucinazioni ipnagogiche in francese
http://onirikaofcapozzi.blogspot.com/2010/12/le-gonadi-un-simpatico-gruppo-di-rock.html
Spesso quei fantasmi che crea la mente quando è sulla soglia del sonno sono più divertenti dei sogni veri e propri.
E la mia mente ne genera abbastanza frequentemente.
A me capitano anche allucinazioni ipnagogiche verbali.
Per di più in francese.
Immagino nomi, per esempio, come “Jean Pierre Tiqueton”, oppure come “il teologo Jacques Gavort” (ho cercato su Wikipedia per verificare se esistesse realmente: negativo. Peccato).
E l'altra notte mi è venuto addirittura in mente un calembour ipnagogico: “Dragueur de chatte en chat”.
Un calembour anche piuttosto piccante. Ma la traduzione la ometto, perché sono dispettoso. Vive la France! ...
domenica 23 gennaio 2011
Il Cardinale col mantello blu su una Victoria
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| Una carrozza di tipo Victoria |
Dopo un po’ di tempo ho ripreso a fare sogni curiosi. Ben due, l’altra notte.
Il primo riguarda un teatro di Roma, inesistente, che si chiama “La Fraschetta”.
Ma questo sogno sarà oggetto di un prossimo post.
Ora mi occupo, invece, di un sogno che riguarda il Cardinale Arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe.
Ho sognato che il Cardinale sfila per via Depretis, a Napoli, su una snella carrozza di tipo Victoria, col mantice abbassato.
Per la verità propriamente non sflila, in quanto i cavalli si muovono al galoppo, piuttosto che al trotto. Insomma, l'effetto risulta più da "Ombre Rosse" che da corteo solenne.
Osservo la scena d’infilata, da via De Gasperi, mentre la Victoria percorre il tratto finale di via Depretis. (chi è pratico di Napoli ha un’idea perfetta del mio angolo visuale.
Particolare insolito: il Cardinale indossa un mantello di uno sgargiante colore blu elettrico (chi ha detto che non si sogna a colori?) e anche le ruote della Victoria sono dello stesso colore.
La carrozza giunge di gran carriera all’incrocio con Piazza Municipio e svolta a destra, in direzione di Palazzo San Giacomo, e a me resta la visione di questo gran mantello blu elettrico, svolazzante.
E ascolto un commento di un tizio, nella folla: “cu stu mantiello ‘o Cardinale pare supermèn…”.
Il sogno finisce qui.
giovedì 23 dicembre 2010
GRAMSCI ED IO
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| Un ritratto giovanile di Gramsci |
E' un'altra costante dei miei sogni: incontri con personaggi famosi, sia del presente che del passato.
Il ricordo del sogno è vago, ma di sicuro il Gramsci onirico è quello della sua immagine forse più nota: il bellissimo ritratto giovanile che immortala quel volto dai tratti decisi, dalla criniera leonina, dagli occhi insieme dolci e severi dietro gli occhialini.
Stare al cospetto di Gramsci mi intimidisce e, per rompere il ghiaccio, gli parlo con espressioni sarde e gli ripeto anche alcune filastrocche della sua terra che egli amava in modo particolare (lo ricorda Laurana Lajolo nel bellissimo libro "Gramsci, un uomo sconfitto").
Altro di preciso non ricordo, purtroppo. Non mi stupisce di aver sognato Gramsci: è un personaggio che ammiro non solo come immenso pensatore, ma anche per gli aspetti più etici, teneri e delicati del suo carattere.
Quel Gramsci costretto a lavorare fin da bambino (e che piangeva silenzioso di notte), che da giovane fonda un "Club di vita morale", che ama teneramente la sua Julia (e che assiste impotente, dal carcere, al precipitare di lei nel gorgo dei disturbi mentali), che cerca di essere padre anche se lontano e che pensa continuamente ai suoi due figli (il secondo, nato dopo il suo arresto, non lo conobbe mai), che scrive sul frontespizio del primo dei suoi quaderni "Fur Ewig" (per sempre), che viene ricordato nelle piccole cose della sua quotidianità da chi lo conobbe ed ebbe la fortuna di lavorare con lui (le loro testimonianze sono riportate in un volume dal titolo "Gramsci vivo, nel ricordo dei contemporanei").
A Gramsci voglio molto bene (che cosa importa non averlo mai conosciuto?) e il pensiero del suo coraggio e della sua ferrea e insieme dolce determinazione mi hanno spesso sostenuto nei momenti difficili della mia vita.
Sono contento di averlo incontrato oniricamente.
martedì 21 dicembre 2010
Le GONADI: un simpatico gruppo di rock ipnagogico.
Spesso trovo francamente divertenti le allucinazioni ipnagogiche, ovvero quelle visioni e quei concetti che si formano nella mente nella fase che precede il sonno vero e proprio.
L'altra notte ho "visto" un gruppo rock al femminile, chiamato Le Gonadi.
Quattro simpatiche ciccione, decisamente oversize, che proponevano un rock davvero energetico.
Per intenderci l'immagine che mi è venuta in mente era molto simile a questa...
L'altra notte ho "visto" un gruppo rock al femminile, chiamato Le Gonadi.
Quattro simpatiche ciccione, decisamente oversize, che proponevano un rock davvero energetico.
Per intenderci l'immagine che mi è venuta in mente era molto simile a questa...
mercoledì 15 dicembre 2010
Una contraddizione
Da quando ho aperto questo blog dedicato ai miei sogni è successo un fatto contraddittorio:
NON RICORDO PIU' I MIEI SOGNI.
Per essere esatti non li ricordo più con la nitidezza e l'abbondanza di particolari che mi divertivano tanto. Davvero strano.
Mi restano impressioni, il ricordo di scenari che ricorrono nei miei sogni: le metropolitane, i centri commerciali, i sotterranei della città...
L'altra notte ho sognato di essere condannato a morte: mi preparavo per l'esecuzione con iniezione letale e nel sogno appariva anche mia madre. Ma non ricordo altro.
A ben guardare quando si sogna di essere condannati a morte, ciò non rappresenta altro che la conferma dell'unica certezza esistenziale che abbiamo. Non siamo tutti condannati a morte?
NON RICORDO PIU' I MIEI SOGNI.
Per essere esatti non li ricordo più con la nitidezza e l'abbondanza di particolari che mi divertivano tanto. Davvero strano.
Mi restano impressioni, il ricordo di scenari che ricorrono nei miei sogni: le metropolitane, i centri commerciali, i sotterranei della città...
L'altra notte ho sognato di essere condannato a morte: mi preparavo per l'esecuzione con iniezione letale e nel sogno appariva anche mia madre. Ma non ricordo altro.
A ben guardare quando si sogna di essere condannati a morte, ciò non rappresenta altro che la conferma dell'unica certezza esistenziale che abbiamo. Non siamo tutti condannati a morte?
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